Esilio

Che fai qua’, erbaccia fuori posto,
ciuffo verde solitario su questo balcone assolato.
Il nulla di cemento intorno.
Metti radici tra le crepe di mattonelle rosse,
che stringono l’assedio.
Nessuna Linguamadre da cantare.
Gratti il fondo con le unghie corrose dalla nostalgia,
guardando in su’, in alto
un cielo marino che si staglia di traverso,
tra la gabbia della ringhiera.
Uccello senza ali,
sogno in cerca di notte,
carillon privo di manovella, muto
tremolio di brezza,
impaurito e sconosciuto al mondo.
Passera’ un altro inverno, erbaccia,
la solitudine della persistenza
a minare il tuo cuore.
Passera’ un altro inverno, fiore mio,
per scoprire che ovunque arriva Primavera

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